17.12.2012 - CONTINUA RIFORMA MARRONI
La riorganizzazione del sistema sanitario toscano

PREVENZIONE
Premessa
Il presente documento necessita di una validazione giuridica e sindacale.
Scenario
E’ evidente che nell’attuale contesto sociale il Servizio Sanitario Regionale rappresenta un elemento
fondamentale nella tenuta del sistema di welfare costruito nel corso degli anni.
La Regione è il momento di espressione unitaria di questa politica nella convinzione che investire
nella salute ha un valore civile, etico, culturale fondamentale per una società più equa e più solidale
e nello stesso tempo di vitale importanza per la sostenibilità complessiva del sistema. L’esperienza
maturata dai servizi e dalle strutture di prevenzione, insieme a quello dei servizi di promozione
della salute, costituiscono un rilevante e qualificato potenziale di competenze, professionalità e
operatività per affrontare le nuove sfide di salute. L’idea centrale dell’attuale fase di
programmazione, è quella di costituire un unico momento di regia delle politiche per la salute e la
prevenzione, partendo da una ricomposizione delle funzioni collocate nei diversi livelli e nei diversi
ambiti organizzativi, in una logica di interazione e di sinergia con le altre politiche sociali.
In questo senso la Regione Toscana intende proseguire le seguenti linee di intervento:
- integrazione di tutte le politiche di settore, ricercando e promuovendo la partecipazione di tutti i
soggetti interessati (istituzioni, forze sociali, terzo settore, ecc) in un’ottica di “governance”
unitaria e di cooperazione operativa;
- valutazione dei programmi in essere, verificando i risultati raggiunti e valorizzando gli
interventi che hanno conseguito gli obiettivi previsti;
- revisione dell’apparato legislativo ed amministrativo volto a superare e a dismettere attività
prive di dimostrata efficacia, e a semplificare le procedure e le modalità operative;
- responsabilizzazione e sviluppo delle competenze professionali, accompagnato da una
riflessione sull’inserimento di nuove professionalità;
- integrazione delle strutture e implementazione del sistema a rete della promozione e della
prevenzione;
- evidenziazione degli obiettivi e dei risultati attraverso iniziative che coinvolgono utenti,
istituzioni e forze sociali.
1 - IL LIVELLO REGIONALE
Da anni in Toscana è operante un coordinamento dei Dipartimenti della Prevenzione (rif. Art. 67 l.r.
40/05), finalizzato a supportare il governo regionale nella ricerca della necessaria omogeneità sul
territorio e la verifica dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione preventiva. Inoltre, la Regione
Toscana è ormai da tempo impegnata sul versante della semplificazione delle procedure:
- per i cittadini: abolizione certificazioni inutili (l.r. 40/09); sviluppo Sistema Informativo
Sanitario della Prevenzione Collettiva (SISPC) per la dematerializzazione dei procedimenti (di
cui dal 1.1.2013 diventano pienamente operative alcune parti, quali il SUAP e le notifiche
preliminari on line) e per l’accesso on line alle procedure dei Dipartimenti delle Prevenzione.
Un’accelerazione del processo, che può essere portato avanti ad invarianza del quadro normativo,
vede il rafforzamento del ruolo regionale di indirizzo, coordinamento e monitoraggio, attraverso:
- programmazione della formazione per tutti i profili professionali presenti all'interno delle
strutture organizzative dei Dipartimenti di Prevenzione;
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- attivazione sistema unico regionale per il coordinamento del sistema qualità dei Dipartimenti
della prevenzione (es. customer satisfaction, modello unico SGQ, esecuzione audit interni SGQ,
aggiornamento normativo, supervisione professionale);
- sviluppo ed implementazione SISPC;
- assicurazione di forme omogenee di comunicazione esterna;
- semplificazione delle procedure in ambito di prevenzione collettiva (catalogo delle prestazioni,
semplificazione dei controlli in ambito sicurezza alimentare, standardizzazione funzioni
gestionali coordinatori TT.PP., protocollo sanitario gestione ex esposti amianto);
- sistema unico regionale di coordinamento tra Autorità Competenti e organismi di controllo;
- messa a regime del sistema unico integrato dei Laboratori di Sanità Pubblica;
- collaborazioni con le Università;
- confronto e collaborazione con i soggetti sociali.
2 – LE LINEE DI SVILUPPO
2.1 – La dimensione di area vasta: La situazione attuale
La Regione Toscana ha sancito da tempo il principio che il sistema sanitario toscano è basato sulla
cooperazione tra Aziende Sanitarie e le Aree vaste. L’Area vasta rappresenta l’ambito territoriale
ottimale per la programmazione condivisa, la razionalizzazione delle risorse a disposizione nonché
per la possibile localizzazione di attività specialistiche. Inoltre, l'integrazione e lo scambio
organizzato di informazioni non possono che portare ad una sempre maggiore omogeneità degli
interventi istituzionali di informazione, assistenza, controllo e vigilanza.
I Dipartimenti di Prevenzione da anni hanno avviato intese in ambito di Area vasta; si riportano a
titolo di esempio:
 Laboratori di Sanità Pubblica. Le attività precedentemente svolte in varie sedi di Az. UU.SS.LL.
sono state riunificate in sedi di Area vasta, con razionalizzazione delle risorse umane impiegate
e omogeneizzazione della raccolta campioni e delle determinazioni analitiche.
 Progettazione ed erogazione di eventi formativi aventi quali destinatari il personale appartenente
ai Dipartimenti.
 Riferimento didattico e di tirocinio per il Corso di Laurea in Tecnici della Prevenzione delle
Università Toscane.
 Attività di comunicazione con le principali parti interessate (es. cittadini, associazioni, enti,
ecc.).
 Piani mirati di prevenzione.
 Coperture vaccinali e strategie relative.
2.2 – Ipotesi di revisione organizzativa, dell’offerta prestazionale e di riesame della spesa per
l’area della prevenzione
2.2.1 - Turn over
Ad esclusione dell’area dei Laboratori di sanità pubblica, nei Dipartimenti di prevenzione il costo
del personale costituisce la parte preponderante dei costi totali, 75% circa, per cui è su questa voce
che si deve intervenire per una revisione significativa della spesa, con risultati apprezzabili, senza
dover abbassare il livello delle prestazioni, che sono da ritenere irrinunciabili per gli obiettivi di
prevenzione.
Nel quadro generale della revisione della spesa del SSR, per il triennio 2013 – 2015 si può
ipotizzare per i Dipartimenti della prevenzione un blocco del turn over garantendo continuità
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all'efficienza produttiva tramite alcune revisioni e modifiche degli assetti produttivi e organizzativi,
che fino ad oggi li hanno caratterizzati; in tal modo è possibile riassorbire la diminuzione degli
effettivi in servizio, mantenendo invariate le attività e le prestazioni di elevata ricaduta preventiva
per la collettività.
Dovranno essere previste deroghe, decise dai Comitati di Area vasta, al blocco del turn over
esclusivamente laddove si concretizzi un perdita di capacità produttiva tale che il singolo
Dipartimento o l'Area vasta di riferimento non riescano in alcun modo a vicariare.
Ipotesi di blocco del turn over nel triennio 2013 – 2015
Per effetto degli ultimi atti di riforma del sistema pensionistico, che peraltro rimane tuttora in una
fase di cambiamento, è ad oggi difficile quantificare le dismissioni dal servizio degli operatori dei
Dipartimenti della prevenzione per il triennio 2013 – 2015. Considerando però la media di età molto
alta degli operatori tuttora in servizio e rifacendosi alla media annuale delle dimissioni osservata nel
triennio 2010 – 2012 (quindi con una normativa diversa dall’attuale), si può formulare una ipotesi
prudente di perdita di effettivi dal servizio attivo nei ruoli regionali, stimata in alcune decine di
persone, tra comparto e dirigenza. La cessazione della corresponsione dei relativi emolumenti ed
indennità, a parità di prestazioni e quindi con recupero di produttività, potrebbe portare nel triennio
ad un risparmio stimato di circa 3mln di euro rispetto ai costi sostenuti nel corrente anno. Ulteriori
risparmi possono ricavarsi dalla omogeneizzazione delle componenti variabili della retribuzione.
Tali dati nel tempo verranno ulteriormente definiti.
2.2.2 - Catalogo prestazioni
Nell’ultimo decennio l’offerta prestazionale si è molto differenziata tra i vari Dipartimenti della
prevenzione, fino al punto da offrire servizi non del tutto omogenei alla persona ed alle imprese nei
diversi ambiti territoriali.
Va definito, pertanto, un catalogo unico delle prestazioni che vincoli i vari Dipartimenti della
prevenzione ad una offerta standard non modificabile. Il catalogo sarà composto dalle prestazioni
per le quali esiste un mandato istituzionale esplicito e indifferibile ed esclusivamente dalle
prestazioni per le quali è comprovata la ricaduta in termini preventivi e di salute; non ne faranno
parte le prestazioni che vengono ancora rese in regime di concorrenza con soggetti esterni, in una
situazione che non è più sostenibile per inopportunità generale, per incoerenza di interessi con le
finalità dei Dipartimenti e per azione distorcente sulla libera concorrenza.
Sarà definito entro un mese il repertorio delle prestazioni così suddiviso:
- Repertorio delle prestazioni obbligatorie
- Repertorio delle prestazioni rese in concorrenza con soggetti esterni (differenziando tra funzioni
per le quali vi è titolarità USL o meno)
- Prestazioni per le quali non esiste evidenza di ricaduta sulla salute
La dismissione delle prestazioni rese in concorrenza con soggetti esterni comporta una diminuzione
delle entrate e pertanto dovrà essere attuata progressivamente (almeno laddove il confronto tra costi
della produzione e ricavi da prestazioni, per settori di attività, è in attivo; laddove questo confronto
faccia emergere una perdita già allo stato attuale, la dismissione sarà necessariamente più
accelerata) e contestualmente alla riconversione produttiva, in altre attività a valenza primaria per il
recupero sul turn over bloccato dei Dipartimenti o in altri macrolivelli aziendali, della risorsa umana
che vi è impegnata; tale passaggio verrà effettuato progressivamente e in maniera compatibile con
gli impegni assunti nei confronti dei soggetti esterni titolari delle specifiche convenzioni e
comunque nei tempi e nei modi che la Regione determinerà con apposito atto deliberativo.
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Le prestazioni per le quali non esiste evidenza di ricaduta sulla salute saranno compresse in una
offerta minima, i cui tetti massimi verranno formalizzati dalla Regione anno per anno come
obiettivi di risultato prioritari.
Nel catalogo devono essere individuate le figure (anche in termini numerici) titolari degli atti
professionali che sono indispensabili alla produzione delle singole prestazioni, in modo da evitare
sproporzione nell’impiego di risorse, fatto salvo il valore della multiprofessionalità e la necessità di
produrre prestazioni complesse mediante il ricorso all’integrazione di più professionalità. Con la
revisione del catalogo sarà possibile recuperare risorse umane da reimpiegare nella produzione delle
prestazioni che vi sono previste e quindi rilanciare l’azione dei Dipartimenti in attività più efficaci
ai fini della sicurezza dei lavoratori, della sicurezza alimentare e dell’igiene pubblica.
2.2.3 - Semplificazione Sistema Qualità
Attualmente tutte le strutture di Sicurezza Alimentare delle Aziende sanitarie della Regione Toscana
sono certificate ISO 9001:2008 da almeno due anni. Il SGQ ha raggiunto buoni livelli di
condivisione tra gli operatori e pertanto un suo mantenimento a livello aziendale non comporta un
significativo assorbimento di risorse; la metà dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende USL
sono certificati o stanno completando l'iter di certificazione.
Tale scelta ha determinato una chiara definizione dei processi produttivi ed ha determinato un
miglioramento generale dell'efficienza organizzativa, che consentendo anche un uso integrato delle
risorse dedicate alla Qualità ( RDQ e RAQ)
L'attuale livello di qualità raggiunto dai Dipartimenti rende irrinunciabile il mantenimento della
certificazione ISO, che peraltro con la razionalizzazione dei livelli organizzativi dei Dipartimenti, o
non comporterebbe un significativo consumo di risorse.
Una gestione regionale del Sistema di qualità garantisce senz'altro omogeneità a livello territoriale e
parimenti una razionalizzazione della risorsa umana impegnata, favorendo il raggiungimento della
conformità ai requisiti della norma UNI EN ISO 9001 da parte di tutti gli ambiti/ Dipartimenti che
attualmente non sono certificati. E' possibile attraverso un coordinamento unico a livello regionale
supportato da un numero ristretto di professionisti individuati a livello territoriale (nr. 6 verificatori
+ nr. 6 RAQ appartenenti ai Dipartimenti di Prevenzione) uniformare in un “modello unico” i SGQ
per tutti gli ambiti del Dipartimento di Prevenzione di tutte le AUSL unitamente all'aggiornamento
delle attuali indicazioni operative regionali riguardo gli audit interni SGQ e di supervisione
professionale.
E' evidente la necessità di semplificare le regole definite a livello regionale per la gestione,
l'organizzazione e l'effettuazione di audit del SGQ e degli audit di supervisione professionale, come
ripetutamente richiesto sia dal Comitato Tecnico Regionale Prevenzione Collettiva che dalle
articolazioni tecniche coinvolte, in particolare per la diminuzione delle frequenze e degli
adempimenti di carattere formale. Da valutare l’opportunità di una gara unica regionale per
l’individuazione dell’Ente unico di certificazione.
In sintesi di riportano le azioni di semplificazione individuate:
1. sistema unico regionale per aggiornamento normativo per i Dipartimenti di Prevenzione delle
AUSL ambito sicurezza alimentare;
2. sistema unico regionale della rilevazione della soddisfazione dei destinatari delle prestazioni;
3. modello unico SGQ conforme alla norma UNI EN ISO 9001;
4. sistema unico regionale esecuzione audit interni SGQ dei Dipartimenti di Prevenzione;
5. riduzione quantitativa (frequenza) delle attività di audit a livello aziendale e riduzione di
controlli di tipo formale;
6. sistema unico di supervisione professionale.
La semplificazione dei meccanismi regionali, come già definito nel paragrafo precedente,
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determinerebbe un recupero di risorse da poter utilizzare sia per il riassorbimento del turn over, sia
per la destinazione ad attività di produzione. Da quantificare in alcune migliaia di Euro anche la
riduzione dei costi per le verifiche periodiche che effettuano gli Enti di certificazione
2.2.4 – Formazione
Piano di formazione regionale
La raccolta di bisogni formativi a livello regionale e la definizione di un piano di formazione
regionale contribuisce a rendere coerente la formazione degli operatori con gli obiettivi strategici
della Regione; va però evidenziato che gli eventi formativi erogati o a livello regionale o a livello di
Area vasta non sono sufficienti a garantire il raggiungimento dei crediti formativi ECM dovuti per
ogni singolo operatore, in quanto il numero di posti disponibili per ogni evento è inferiore rispetto
al numero di operatori che devono essere formati. D'altra parte per ogni evento regionale non è
possibile prevedere una ripetizione in azienda come ricaduta formativa interna in quanto
richiederebbe competenze (professionali e di tecniche didattiche) non sempre acquisibili con la
semplice partecipazione ad un evento formativo regionale.
E' ipotizzabile una progettazione ed erogazione degli eventi formativi interni su livello di Area
vasta con l'obiettivo, tra l'altro, di garantire omogeneità di comportamento tra professionisti della
stessa disciplina. E' però indispensabile che il piano formativo regionale sia definito entro il mese di
dicembre dell'anno precedente, al fine di consentirne l'integrazione nei piani formativi delle aziende
provider.
La predisposizione dell'offerta formativa a livello regionale contribuisce a raggiungere una migliore
qualità dell'aggiornamento professionale, ma non determina economie in maniera diretta. L’utilizzo
il più possibile massiccio di docenti scelti personale del SST, in orario di lavoro, consente
comunque un contenimento di costi.
2.2.5 - Offerta Formativa Esterna
Deve essere riferita a casi eccezionali e senza impegno di risorse al di fuori del normale orario di
lavoro come prestazione lavorativa occasionale. E’ importante recuperare alla operatività diretta in
ispezioni, controlli in campo (ispezioni e verifiche) ed attività di indagine in genere (indagini
infortuni e malattie professionali) una parte della risorsa umana che è impiegata in attività
formative.
Peraltro la formazione dei lavoratori, per la sicurezza sul lavoro, e degli OSA, per la sicurezza
alimentare, è una attribuzione che la legge assegna esplicitamente ai datori di lavoro. E’ pertanto
opportuno limitare l’offerta formativa esterna nei soli confronti di associazioni di categoria ed
organismi paritetici, che per motivi di opportunità, trasparenza ed imparzialità facciano transitare le
loro richieste attraverso la Direzione dei Dipartimenti e senza oneri a carico delle Aziende.
Mediamente il corrispettivo di almeno un tecnico della prevenzione, in ognuno dei dodici
Dipartimenti, è dedicato quasi completamente all’offerta formativa esterna. Il recupero di tali
risorse determinato dall’azione, contribuisce al riassorbimento del turn over negativo, ove presente,
o in alternativa consente di recuperare efficienza produttiva nelle attività per le quali è dimostrata
alta valenza di prevenzione, come per esempio la vigilanza e ispezione.
2.2.6 – Confronti tra Dipartimenti su costi e obiettivi
E’ necessario incrementare il confronto tra i vari Dipartimenti di prevenzione come stimolo al
miglioramento continuo del livello prestazionale, sia in termini di produttività che di qualità. A tale
fine devono essere rivisti gli indicatori di Settore e soprattutto deve essere loro riconosciuta una
valenza di obiettivo di risultato per i Direttori dei Dipartimenti di prevenzione.
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2.2.7 - Sistema informativo prevenzione collettiva
L’architettura generale del software SISPC è caratterizzata da un alta capacità di integrazione con
altre banche dati e sistemi informativi e questo gli conferisce una spiccata flessibilità di impiego e
ne fa uno strumento di supporto molto potente ai Dipartimenti di prevenzione. Con l’impiego di
SISPC si possono realmente semplificare molti passaggi di informazioni tra i soggetti privati e
pubblici esterni e i Dipartimenti oltre che all’interno dei Dipartimenti, e questo consente di
ridimensionare il supporto amministrativo dei Dipartimenti stessi, oltre che ai tempi che anche il
personale sanitario della linea produttiva deve dedicare al data entry che deriva direttamente o
indirettamente dalle prestazioni rese. E’ pertanto indispensabile accelerare i tempi di realizzazione e
di consegna dei vari applicativi SISPC previsti nel crono programma originario in modo da
consentire alle varie Aziende la dismissione dei software attualmente in uso, con l’interruzione dei
relativi contratti di manutenzione.
Con il progressivo passaggio a SISPC è ipotizzabile un importante recupero di personale addetto al
supporto amministrativo e di personale comunque impiegato nel debito informativo in genere ed in
particolare nella gestione dei flussi dati verso i Controlli di gestione aziendali, verso la Regione e
verso il Ministero. Tale recupero di risorsa sarà destinato alla sostenibilità del blocco del turn over.
3 - SEMPLIFICAZIONE ORGANIZZATIVA
Nei Dipartimenti di prevenzione delle Aziende sanitarie toscane si sono moltiplicate le strutture di
gestione e di coordinamento delle risorse, che non sempre trovano una corretta integrazione con le
strutture di riferimento tecnico professionale. È necessario attuare una semplificazione
organizzativa riducendo il numero delle strutture di gestione delle risorse, cioè le Unità funzionali,
eliminando le Aree funzionali della prevenzione e i Settori; si dovranno invece prevedere livelli
professionali di riferimento intermedi alle Unità operative per riconoscere e valorizzare particolari
capacità e conoscenze tecnico scientifiche.
E’ opportuna altresì una complessiva revisione/rimodulazione degli incarichi (371
complessivamente, di cui 65 di alta specializzazione), in conseguenza ed in coerenza con il riassetto
organizzativo dei Dipartimenti.
Per le stesse motivazioni deve essere assolutamente evitata l'attivazione di Dipartimenti operativi o
Unità operative con funzioni di gestione oltre quelle previste dalla normativa o dal repertorio
regionale. Questo implica l’allineamento anche delle strutture già attivate.
Ciò costituirebbe un frazionamento nella gestione di risorse di cui è invece indispensabile un
utilizzo integrato con le altre componenti professionali che sono presenti nelle Unità funzionali. È
fondamentale che i processi produttivi di prestazioni complesse si svolgano all'interno di strutture
multiprofessionali.
Tale processo comporta necessariamente una modifica della legge regionale n. 40/2005.
3.1 - Unità operative professionali
Le Unità operative costituiscono il riferimento tecnico professionale per gli operatori che vi
afferiscono per disciplina concorsuale e garantiscono la qualità e l’omogeneità delle prestazioni; per
quelle costituite da numerosi professionisti e che investono settori di competenza particolarmente
ampi e complessi è indispensabile mantenere un livello di attivazione aziendale. Devono anche
essere ricondotte ad un’unica struttura professionale le tre Unità operative dei Tecnici prevenzione,
attualmente presenti per ogni Azienda sanitaria Repertorio del Piano sanitario regionale. Possono
essere sostituite con un’unica Unità operativa Tecnici della prevenzione e da tre posizioni
organizzative specifiche corrispondenti alle tre Unità funzionali attivate in ogni Dipartimento:
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Occorre stabilire criteri chiari ed omogenei (in termini di complessità, di numerosità dei
professionisti che vi fanno riferimento, delle caratteristiche del territorio, ed altri) che determinino
una sorta di “soglia” sotto la quale venga meno la necessità del mantenimento dell’Unità operativa
professionale a livello aziendale. Per le unità operative che al contrario siano caratterizzate da
ridotta complessità, si può ipotizzare la riduzione ad un’unica struttura per due o più Aziende, o
anche per ogni Area vasta; in casi particolari, la valenza dell’Unità Operativa Professionale può
addirittura raggiungere il livello regionale (es. Unità operativa Ingegneria mineraria). Per dare
un’idea delle dimensioni del fenomeno, si consideri che, ad oggi, nei Dipartimenti della
prevenzione si contano 116 Unità operative professionali.
E’ altresì possibile indicare criteri per pesare la “complessità” della struttura, e conseguentemente
per commisurare l’indennità dovuta al responsabile della stessa; e, come peraltro assai diffuso nella
prassi, comprimere la spesa per indennità indicando che l’incarico di direttore di Unità Funzionale
sia attribuita ad un responsabile di Unità Operativa.
3.2 - Unità funzionali
Gli obiettivi regionali sono assegnati per livello aziendale e su tale livello deve essere ricondotta la
definizione del budget, come governo delle risorse, come loro gestione verso gli obiettivi stessi e
come armonizzazione dei processi produttivi, garantendo uniformemente i protocolli e le procedure
predisposte dalle Unità operative. Le Unità Funzionali sono le strutture organizzative gestionali, che
governano il personale, hanno rappresentatività esterna, sono responsabili degli obiettivi.
Per ogni Azienda sanitaria le Unità Funzionali sono da ricondurre a tre:
- Unità funzionale Prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro
- Unità funzionale Igiene e sanità pubblica
- Unità funzionale Sicurezza alimentare
Vengono costituiti settings di lavoro per ogni zona, dove hanno sede di servizio gli operatori che
costituivano le ex Unità funzionali; ogni setting viene organizzato per uniformità di obiettivi, non è
titolare di budget, è coordinato da un dirigente o da una Posizione organizzativa.
Quindi si semplifica la linea organizzativa gestionale passando dalle attuali 137 Unità funzionali a
36 Unità funzionali e contemporaneamente annullando 29 Aree funzionali della prevenzione, oltre
che 22 Settori.
Comunque anche per percorrere questa ipotesi si deve tenere conto di quanto osservato per le Unità
operative di Area vasta.
3.2.1 - Uniformità assetto organizzativo dei Dipartimenti di prevenzione
I modelli organizzativi dei vari Dipartimenti di prevenzione si sono talmente differenziati fino al
punto da costituire oramai una criticità sia per il livello di governo regionale del sistema di
prevenzione, che per l’utenza; quest’ultima si trova disorientata nelle forti differenze organizzative
che trova tra le varie realtà territoriali, in particolare per le problematiche inerenti il mondo
produttivo e le sue organizzazioni di categoria.
E’ di fondamentale importanza che le Aziende sanitarie siano vincolate al modello organizzativo
standard per i Dipartimenti della prevenzione collettiva, così come formalizzato nei provvedimenti
di riordino del SSR.
3.2.2 - Riduzione costi triennio 2013 – 2015 derivante dalla riorganizzazione dei Dipartimenti
Attuando indifferentemente una delle ipotesi di riduzione della linea gestionale si ottiene una
contenuta economia sui costi diretti in quanto:
- le Unità funzionali dismesse devono essere sostituite con settings ai cui responsabili deve
comunque essere riconosciuta una indennità di posizione commisurata alla loro complessità
- buona parte delle Unità funzionali in dismissione sono affidate a Direttori di Unità operativa, la
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cui indennità di posizione dell’incarico professionale è assorbente l’indennità per l’incarico
gestionale
- in pratica la totalità delle Aree funzionali e dei Settori in dismissione sono affidate a Direttori di
Unità operativa, la cui indennità di posizione dell’incarico professionale è assorbente l’indennità
per l’incarico gestionale
Invece è presumibile un’apprezzabile riduzione dei costi indiretti, anche se difficilmente
quantificabili in sede di previsione, per la semplificazione dell’impianto organizzativo di gestione
delle risorse.
Attuando la riduzione della linea professionale si possono ipotizzare interruzioni degli incarichi nel
mese di giugno 2013 per 2 Direzioni di Unità operativa, nel mese di giugno 2014 per ulteriori 2
Direzioni di Unità operativa e di altre 2 Direzioni nel mese di giugno 2015.
3.3 – Medicina legale, promozione della salute, epidemiologia
Per la tipologia di prestazioni effettuate e per la spiccata caratteristica individuale di tali prestazioni,
si ritiene che la Medicina legale trovi una migliore collocazione o nelle Attività territoriali
distrettuali o in Staff della Direzione aziendale; sono utili le esperienze che in tal senso sono in
corso in alcune Aziende sanitarie, in particolare per il nuovo ruolo che la Medicina legale riveste
nel contenzioso derivante dalla responsabilità professionale degli operatori sanitari. Al contrario,
per le importanti sinergie realizzabili con altre attività istituzionali dei Dipartimenti, si ritiene
opportuna la ricollocazione della promozione alla salute e dell’epidemiologia all’interno degli
stessi.
4 – SEMPLIFICAZIONE DEI LABORATORI
Un esempio particolarmente qualificante del percorso intrapreso è il Sistema Integrato dei
Laboratori per la Prevenzione, che ha come obiettivo la realizzazione di un modello organizzativo
razionale ed efficiente per la gestione integrata delle strutture e delle risorse di ARPAT, delle
Aziende USL e degli IZS, e che ha già portato all’accentramento dei Laboratori sul livello di Area
Vasta, sotto un forte coordinamento programmatico regionale.
Il percorso di realizzazione del sistema integrato dei laboratori della Toscana nasce nel 2008
(DGRT 932/2008), si consolida con l’approvazione del progetto definitivo nel 2010 (DGRT
26/2010) e sostanzialmente è in fase di conclusione in corrispondenza della conclusione della
riorganizzazione per area vasta dei laboratori ARPAT prevista entro giugno 2013.
I laboratori di Sanità Pubblica hanno eseguito a partire dal 2010 una riorganizzazione delle attività
che, prevedendo la costituzione di centri di riferimento di Area vasta e di centri di riferimento
regionali, hanno dato un contributo fondamentale alla realizzazione del sistema integrato. Tale
processo ha determinato una diminuzione dei costi a livello regionale ottenendo al tempo stesso il
miglioramento dell’efficienza del sistema. Una loro evoluzione verso un laboratorio unico dovrà
prevedere lo studio entro il 31/12/2012 dell’ipotesi di evolvere la rete dei laboratori (Sanità
Pubblica, IZS, ARPAT) verso una loro integrazione che metta a funzione comune attività non
ripetibili tra i vari laboratori.
5 – LA PREVENZIONE INDIVIDUALE
La pratica della prevenzione individuale delle malattie croniche si è molto diffusa in questi ultimi
decenni e prevede sia iniziative di prevenzione primaria (stili di vita) sia screening a fini di
diagnostica precoce sia pratiche di sorveglianza di persone che hanno subito un episodio di malattia
e vengono sottoposti a periodici controlli (cosiddetta terziaria o follow up). E’ oggi opinione
comune nella comunità scientifica internazionale che queste pratiche debbano essere considerate
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appropriate in base a prove di efficacia e valutazioni costi-benefici in una logica di HTA, secondo
raccomandazioni condivise a livello scientifico e con gli interessati, e proposte per la decisione
individuale valutando sia i potenziali benefici che i costi. In ambito oncologico la Legge Regionale
32/2012 ha confermato e definito le attività istituzionali di ISPO nel settore della nella prevenzione
primaria (in particolare stili di vita ), secondaria e terziaria (riabilitazione e follow up) in oncologia
e in particolare nella reingegnerizzazione e centralizzazione dei programmi di screening per il
tumore della mammella, cervice uterina e del colon retto, che sono un LEA, per il quale la Regione
Toscana ha buoni risultati nella valutazione nazionale realizzata dall’Osservatorio Nazionale
Screening. Attività di Prevenzione individuale sono pratica corrente per diverse patologie croniche ,
in particolare sono rilevanti quelle che vengono realizzate per la prevenzione cardiovascolare. In
questi ambiti , rilevanti per i potenziali risultati e impatto ma anche per la spesa conseguente, non
esiste un sistema regionale coordinato e integrato di sorveglianza e valutazione di appropriatezza
analogo a quello in essere per l’oncologia. Si propone di sottoporre l’insieme di queste pratiche a
una complessiva valutazione rivalutandone le modalità di offerta, la valutazione di qualità in termini
di benefici/danni potenziali /costi e una organizzazione controllata nell’ambito di programmi
coordinati regionali di sanità pubblica. Una razionalizzazione che interesserà essenzialmente le
funzioni di back office, al fine di mantenere elevati standard di efficacia ed efficienza nonché per
non determinare per il cittadino variazioni sostanziali di fruizione delle prestazioni. Una iniziativa
di questo tipo è inoltre fondamentale per l’esercizio del governo clinico, per orientare i percorsi di
diagnostica e trattamento e può consentire un controllo appropriato della patologia cronica
nell’ambito di un processo di razionalizzazione della spesa.

 
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